domenica, giugno 18, 2006

Giuseppe Tomasi di Lampedusa e John Singer Sargent




oggi sull'allegato domenicale del Sole 24 ore, una lettera, 1929, da Londra di G.Tomasi di Lampedusa, in visita alla Tate Gallery, l'aristocratica visione (questa mania dell'aristocrazia,
che mi ha preso ultimamente è preoccupante) dell'opera di Sargent l'intelligenza perfida
di Tomasi, nel descrivere i ritratti della famiglia Wertheimer, cito la chiusa
......Il bello è che la serie di ritratti sono stati donati alla galleria dal Sig.Wertheimer in persona,
beatamente inconscio della eterna onta alla quale si espone; perchè nel suo ritratto la parola
"ladro" si legge come se fosse scritta a lettere scarlatte....
i dodici ritratti riguardanti la famiglia Wertheimer, sono stati oggetto di una mostra
del The Jewish Museum evidentemente di di diverso avviso.
dall'alto Mr.Wertheimer, Mrs.Wertheimer, le filgie Ena e Betty

3 commenti:

Gaetano ha detto...

Eppure i personaggi della taglia di Tomasi sembrano farsi più chiari col tempo, se visti incorporati a Lampedusa dove compose l'unico suo libro.
Si parla e si discute oggi sui continui sbarchi di profughi a Lampedusa, come se fosse quest'isola un inconcepibile santuario incessantemente meta di incomprensibili pellegrinaggi.
Giuseppe di Lampedusa qui compose il suo lavoro letterario, "Il Gattopardo" (immortalato dalla pellicola), ma che non ebbe la gioia di vederlo licenziato alle stampe. Se fosse vissuto un tantino di più avrebbe potuto scrivere un secondo romanzo, "I gattini ciechi", chissà una metafora, giusto in sintonia con la sorte di quei profughi di Lampedusa suddetti.
“Nunc et in hora mortis nostrae. Amen.” Così comincia Il Gattopardo a conclusione della recita del rituale rosario, ma non c'è posto per i “Bendicò” nella “Chiesa” del Principe, anche se alani di razza. Sembra una sorta di alfa apocalittica, la cui omega, ironia dell'autore, Giuseppe Tomasi, risiede proprio in Bendicò che “trovò pace in un mucchietto di polvere livida.”, la conclusione del romanzo.
È una sentenza che stravolge e che pochi o nessuno vi hanno mai fatto caso, ma che non si può negare concepita veramente dalle strano e solitario Tomasi di Lampedusa.
Dunque non è escluso che l'"aristocratica visione" londinese, dipinta a lettere scarlatte da Tomasi nella lettera del 1929,
risenta della contrapposizione dell'alfa ed omega da me rilevata nel libro "Il gattopardo".
Gaetano

egine>gaetano ha detto...

Cosa abbia spinto le tue parole,
dal lontano giugno del 2006 sino
ad oggi è cosa oltre che curiosa
anche di grande utilità, nel senso
che ricorda a chiunque, me compreso,
che si è responsabili di quanto si è scritto in passato io sono stato fortunato perchè sono capitato sotto
l'occhio attento ed elegante del
lettore Gaetano, hai saputo cogliere
questo aspetto collegando il romanzo
alla vita privata e ai fatti di oggi, e sopratutto rivitalizzando
quei due segni l'alfa e l''omega
altrimenti destinati alle lapidi,
ti ringrazio della visita
egine

Gaetano ha detto...

Come vedi Egine, la vita offre delle sorprese. Là dove sembra dover morire, come quel Bendicò di Tomasi, ad un tratto risorge e stravolge consuetudini incapaci di autogenerarsi.
Grazie del tuo immediato riscontro che mi lusinga e mi incoraggia.
Mi potrai leggere sul mio sito Il geometra pensiero in rete e su tanti altri presenti sul web.
A ben risentirci,
Gaetano